La montagna Perduta

La montagna perduta
Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano

L’orografia determina il destino di una comunità? Pare di sì, almeno in Italia, dove l’altitudine fa ancora la differenza. A parlare sono in numeri: dal 1951 a oggi, la montagna è stata vittima di spopolamento e abbandono. Se la popolazione italiana negli ultimi 60 anni è cresciuta di circa 12 milioni di persone infatti, la montagna ne ha perse circa 900mila. Tutta la crescita, in pratica, si è concentrata su pianura (8,8 milioni di residenti) e collina (circa 4 milioni).

Negli ultimi 60 anni, la montagna ha perso 900.000 abitanti mentre nel Paese ce ne sono 12 milioni in più. Questa la denuncia contenuta ne “La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano”, uno studio realizzato da Cer (Centro europa ricerche) e Tsm (Trentino school of management).

120 pagine con considerazioni introduttive di Bruno Zanon, Luca Mercalli, Paolo Pombeni e Annibale Salsa, introducono una breve parte di analisi finalizzata a sottolineare l’importanza del buon governo e delle autonomie regionali e provinciali delle terre alte.
«Questo è un grido di allarme, non la terapia», spiega Mauro Marcantoni, direttore generale della Trentino school of management e curatore del volume insieme a Gianfranco Cerea. «Ma è indubbio che la montagna muore dove comanda la pianura». E allora, suggerisce lo studio, se si vuole invertire la tendenza allo spopolamento e sostenere la tenuta dei territori montani non rimane che una strada: dare maggiore autonomia alle terre alte