La Montagna degli altri - Diventare montanari ed inventarsi un lavoro

Descrizione:

La montagna che si popola in estate e inverno e che in primavera e in autunno diventa ospizio è un luogo triste. I paesi che sopravvivono per il riposo e il divertimento dei cittadini o come nicchia delle loro nostalgie sono luoghi malinconici. Se non c’è chi ci lavora o crea economia, va bene che si spengano: lo ha deciso chi se n’è andato via prima e chi ne amministra l’agonia oggi togliendo servizi e parificandola a un territorio di pianura, senza capire che le Terre Alte sono diverse.

Ma lo stanno decidendo, giorno dopo giorno, anche i montanari che vivono di nostalgia. Perché la nostalgia è un’infezione dell’anima, una malattia sottile che colpisce chi è stanco o ha paura. La voglia del passato è voglia di nulla.

È importante invece non fermarsi al trascorso, ma avere sempre un piede nel presente e l’altro rivolto verso il futuro. Poi, a pensarci bene, il passato esiste solo nel ricordo che ne abbiamo costruito, trasfigurato e reso più gentile dalla distanza temporale. Scrivere questo libro, in fondo, è un modo per raccontare il presente, perché, prima di ciò che è successo, la storia parla di chi la scrive e di quelli ai quali essa è destinata. Questo libro, anzi, in qualche modo prova ad anticipare un futuro possibile. Quando abbiamo cominciato il nostro viaggio tra le montagne dell’Alto Friuli e del Pordenonese, abbiamo scoperto subito che la nostalgia non serve: lasciamola da parte e accantoniamo tutto ciò che ne è imbevuto. Va recuperata la memoria, ma è bene farlo senza cedere alla retorica. Le musiche, le varietà agricole, le case e le ricette di un tempo vanno assolutamente salvate, ma ciò che soprattutto va recuperato è la comunità, quella degli abitanti, quella della quotidianità, nel bello e nel cattivo tempo: un paese vive, se c’è chi ci vive, chi lo abita, chi lo cura, chi lo amministra e chi dentro quel paese ci lavora.

Come cooperativa Cramars abbiamo deciso di provare a cambiare approccio nel guardare al territorio montano della nostra regione. Da tempo pensavamo a un lavoro di ricerca incentrato su un particolare tipo di nuovi abitanti della montagna: coloro che la scelgono, partendo, da soli o in coppia, dalle città della pianura, e vi avviano persino impresa, aspetto non di poco conto, se si considera che la montagna del Friuli Venezia Giulia negli ultimi decenni ha visto dimezzare il numero delle aziende. Parliamo di un territorio dove, fra l’altro, il reddito medio per abitante della montagna regionale in genere è più basso del 25-30% di quello del resto del Friuli Venezia Giulia.

Questa, va detto subito, è una ricerca che fugge alle statistiche e, per certi versi, anche dal consueto modo di lavorare di Cramars, ma non il tema: la montagna, il lavoro, le persone, le imprese sono il pane quotidiano della nostra cooperativa.

L’impronta che intendevamo dare a questo studio voleva essere diversa, provando a calarci nelle esperienze concrete di vita di questi nuovi abitanti, per capire se per caso, nel loro piccolo, potessero offrire sguardi e spunti nuovi per la nostra montagna, risposte diverse alle stesse situazioni oppure comuni ai montanari autoctoni. Per sondarle a fondo abbiamo deciso di coinvolgere la giornalista Tanja Ariis.

Nel marzo del 2014 siamo partiti. Non sapevamo bene cosa avremmo potuto trovare, ma avevamo ben chiaro lo scopo del progetto: capire cosa avesse spinto questi nuovi abitanti della montagna ad andare controcorrente. Quali erano state le motivazioni? Come erano stati accolti dalle comunità e quale è stato il livello di integrazione? Che tipo di attività hanno avviato? Come si colloca l’attività imprenditoriale rispetto al mercato locale e non? Che sostegni queste nuove imprese hanno ricevuto dagli operatori pubblici locali? Siamo partiti alla ricerca di questi “nuovi montanari”, selezionati tra i 150 complessivi che, grazie a varie segnalazioni, avevamo individuato. Ho voluto partecipare personalmente a ogni tappa sul territorio di questo viaggio, perché mi incuriosiva particolarmente. Tanja e io abbiamo percorso in lungo e in largo la Val Tramontina, il Canale di San Francesco, la Carnia e il Canal del Ferro alla scoperta di realtà piccole, ma piuttosto dinamiche.

Un lavoro durato parecchi mesi, trascorsi a visitare uno scorcio di montagna friulana unita dagli stessi problemi, ma separata da tempi di percorrenza lunghissimi, che probabilmente incidono anche nelle divisioni fra i montanari che le abitano.

Abbiamo scoperto, durante le interviste (aggiornate periodicamente con le novità e possibili evoluzioni di queste realtà), punti di vista che ci hanno spesso sorpreso, accanto a vere e proprie “buone pratiche”, sia pure informali e poco conosciute, che in futuro possono rivelarsi utili per il rafforzamento sociale e imprenditoriale del contesto locale e che il libro presenta attraverso le differenti esperienze raccontate.

Abbiamo incontrato persone che hanno creato imprese, che sono aziende in montagna e non aziende di montagna: dove il territorio, il paesaggio, la cultura si fondono con l’essere impresa. Scelgono di fare gruppo, di fare sistema, secondo logiche di condivisione di valori e che diventano immancabilmente uno specchio di paragone: questi stili di produzione sono in grado di creare valori sociali, culturali, ecologici (e persino economici) positivi, costringendoci a riflettere sull’essere montanari oggi, come una vera e propria scelta di vita.

Abbiamo messo a confronto le testimonianze, cercato il filo conduttore coi “montanari per nascita”, evidenziato impressioni e situazioni ricorrenti che toccano vari aspetti, compresi alcuni limiti da superare.

Mi piacerebbe far conoscere e condividere le informazioni, il modo di sentire altrui, i suggerimenti tratti da questo lavoro con chi in montagna vive, con chi vuole farlo in futuro e con chi la montagna la amministra oggi a vari livelli e capire se sia il caso di aprire un nuovo spazio di discussione e, perché no, anche di progettazione di un diverso futuro possibile.

Arrivati a conclusione di questo viaggio, credo di poter dire che abbiamo ottenuto risposte alle domande che ci eravamo posti all’inizio, ma penso che molti altri interrogativi dovremmo porci: quante sono le persone che sono tentate da una scelta come quella dei protagonisti di questo libro? Come costruire un’offerta e una mappa delle opportunità che essa, nonostante tutto, ancora offre a tutti? In questa operazione che ruolo possono avere i vari soggetti pubblici? E, non ultimo, che impatto hanno le recenti riforme in essere su scelte di questo tipo?

Concludo, rivolgendo un particolare e doveroso ringraziamento a tutte le persone che, a vario titolo, hanno contribuito con il loro lavoro, il loro tempo, la loro esperienza, i loro suggerimenti e le loro osservazioni a attività di ricerca ed alla conseguente pubblicazione di questo libro.

Vanni Treu

LA PUBBLICAZIONE E' IN VENDITA NELLE LIBRERIE

 

 

Stato del Progetto:In Corso
Referenti:Stefania Marcoccio - tel: 0433 41943 - email: stefaniamarcoccio@coopcramars.it
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